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| Lugano, domenica 30 gennaio 2000
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| William
Shakespeare
Poeta e drammaturgo inglese (1564-1616). La realtà biografica di S. è provata da documenti inconfutabili; essi attestano che era il terzo degli otto figli di John, il ricco guantaio o proprietario terriero di Stratford che fu bailiff (balivo) della città, e di Mary Arden, appartenente a un'agiata famiglia dei dintorni. Il primo lavoro di S. pubblicato fu il poemetto mitologico Venere e Adone (1593), a cui seguì il poemetto Lucrezia (1594). Probabilmente in quell'epoca aveva già iniziato a comporre i Sonetti, pubblicati nel 1609. Nel 1594, entrò a far parte, come attore, autore e comproprietario, della compagnia protetta dal lord ciambellano, i Lord Chamberlain's Men. Francis Meres nell'opera Palladis Tamia, Tesoro dello spirito (1598), oltre ai summenzionati poemetti e ai sonetti elenca dodici opere teatrali sicuramente shakespeariane, fino a quell'anno note al pubblico: I due gentiluomini di Verona, La commedia degli errori, Pene d'amor perdute, Pene di amor vinte, Sogno di una notte di mezza estate, Il mercante di Venezia, Enrico IV, Riccardo II, Riccardo III, Re Giovanni, Tito Andronico, Romeo e Giulietta. Come attore, Shakespeare nel 1598 recitò nel dramma dell'amico Ben Jonson Ciascun uomo con il suo carattere. L'ultima sua fatica teatrale fu l'Enrico VIII. Il 25 marzo 1616 egli dettò a Stratford il testamento e il 23 aprile morì. La sua tomba è nella chiesa della Santa Trinità di Stratford. La pubblicazione completa delle opere drammatiche e non drammatiche di S. fu curata dagli attori dei King's Men John Heminges e Henry Condell nell'edizione in folio del 1623. S. è soprattutto creatore di personaggi immortali: eroi portati dal loro tormento interiore al limite della disperazione, quali Amleto, Macbeth, Otello, re Lear; affascinanti creature femminili, delicate e fragili come Ofelia e Desdemona, o maliziose e abili come Rosalinda e Viola; infine figure comiche, vittime ridicole ma al tempo stesso commoventi delle loro debolezze, come Malvolio, o piene d'iniziative e vivacissime come Falstaff. La fortuna di S. In Italia l'arte di S. costituì uno dei principali termini di polemica tra classicisti e romantici ed ebbe tra i più illustri sostenitori il Manzoni. Al teatro shakespeariano si ispirarono musicisti di ogni epoca. |
ed è insensibile agli accordi delle dolci melodie, è pronto per tradimenti, stratagemmi e rapine.
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