Questa è la bandiera del Brasile
This is the flag of Brazil


POPOLAZIONE
Popolazione 151 310 000
Densità 18/kmq
Popolazione urbana 75%
Capitale Brasília, 1 513 470
Gruppi etnici bianchi 55%, meticci 38%, negri 6%
Lingue portoghese, spagnolo, inglese, francese
Religioni cattolica romana 90%
Speranza di vita 69 anni le donne, 64 gli uomini
Alfabetizzazione 81%

TERRITORIO
Posizione Sudamerica orientale
Superficie 8 511 996 kmq
Punto più alto Pico da Neblina, 3 014 m
Punto più basso a livello del mare

DATI POLITICI
Governo repubblica
Partiti Movimento Democratico, Fronte Liberale, Democratico Sociale, altri
Diritto di voto universale, dopo i 18 anni
Membro di OAS, ONU
Divisioni amministrative 26 stati, 1 distretto federale

ECONOMIA
PNL $ 369 000 000 000
Per abitante $ 2 354
Unità monetaria cruzeiro
Rapporti commerciali esportazioni: USA, Paesi Bassi, Giappone;
importazioni: USA, Germania, Argentina, Iraq
Prodotti esportati ferro, soia, succo d'arancia, calzature, caffè
Prodotti importati petrolio, macchinari, prodotti chimici, alimentari, carbone

Popolazione
Il Brasile, la più grande nazione sudamericana, è anche la più popolata. Indios, coloni portoghesi, schiavi negri africani, immigrati europei e giapponesi formano la sua popolazione mista. Oggi gli Indios compongono meno dell'1% della popolazione e stanno scomparendo rapidamente a causa del contatto con le culture moderne e di altri fattori. Il Brasile è il solo Paese che parla portoghese e il cattolicesimo romano è la religione più diffusa.

Economia e Territorio
La prosperosa economia brasiliana si basa su un'agricoltura diversificata, sull'estrazione dei minerali e sull'industria. Le fattorie e gli allevamenti più redditizi si trovano nella regione dell'altopiano meridionale: il caffè, il cacao, la soia, e la carne sono i più importanti prodotti. I giacimenti di minerale ferroso si trovano per la maggior parte nella regione centrale e nell'altopiano meridionale. Recentemente sono stati scoperti altri giacimenti nel territorio dell'Amazzonia. Durante e dopo la II Guerra Mondiale il Paese puntò sull'espansione industriale nel sudest e nel 1960 trasferì la capitale da Rio de Janeiro a Brasília per ridistribuire le attività. Le foreste ricoprono circa la metà del Paese e il bacino del Rio delle Amazzoni è la più grande foresta pluviale del mondo. Il nordest è formato da pascoli semiaridi; il centro-ovest e il sud sono caratterizzati da colline, montagne e pianure ondulate. In tutto il territorio il clima è semitropicale con abbondanti piogge.

Storia e Politica
Il Portogallo ottenne i diritti sulla regione con un trattato stipulato con la Spagna nel 1494 e rivendicò il Brasile nel 1500. Poiché vi era un'alta mortalità tra le popolazioni indigene native vennero portati dall'Africa i negri per lavorare nelle piantagioni. Nel XIX sec., durante le guerre napoleoniche, la famiglia reale portoghese fuggì a Rio de Janeiro e nel 1815 la colonia divenne un regno. Nel 1821 il re portoghese ritornò in Portogallo, lasciando il governo del Brasile al proprio figlio che dichiarò il Paese indipendente e nominò se stesso imperatore nel 1822. Lo sviluppo economico, verso la metà del 1800, coincise con l'arrivo degli Europei. In seguito alla presa di potere dei militari nel 1889, il Brasile divenne una repubblica. Negli anni recenti i principali problemi politici sono stati l'enorme debito con l'estero e la preoccupazione del mondo intero per la distruzione della foresta pluviale.

Brasile: la foresta pluviale minacciata

Prospetto

1973. Viene completata l'autostrada Transamazzonica.

1979. L'oro trovato nella Serra Pelada richiama i minatori in Amazzonia.

1987. Inizia la corsa all'oro di Roraima.

13 ottobre 1988. Il governo blocca gli incentivi per lo sviluppo dell'Amazzonia.

22 dicembre. Viene assassinato Chico Mendes.

Gennaio 1990. I minatori vengono scacciati dal territorio degli Yanomami.

Febbraio 1991. Il primo di molti ambientalisti viene ucciso.

24 giugno. Il governo acconsente al patto "debito-per-natura".

Novembre. Il governo crea numerose riserve indiane.

3 giugno 1992. Si riunisce a Rio de Janeiro il vertice mondiale.

29 settembre. Il Presidente Fernando Collor de Mello viene incriminato e sostituito dal vice presidente Itamar Franco.

Agosto 1993. Vengono alla luce rapporti su un massacro di Indios Yanomami fatto dai cercatori d'oro.

Le preoccupazioni per la foresta pluviale amazzonica continuano a essere posposte a quelle che sono le più immediate preoccupazioni del brasiliano medio: la politica, l'economia e i diritti personali. Nel frattempo ricche e potenti forze che traggono enormi profitti dallo sfruttamento dell'Amazzonia sono ostili a ogni interferenza nei loro interessi. Appoggiati dai governi, questi sostenitori dello "sviluppo della foresta" prendono di mira Indios, ambientalisti e gruppi internazionali che sostengono la necessità di proteggere la foresta, usando un argomento non del tutto ingiustificato: quello che gli stranieri non dovrebbero predicare sul destino dell'Amazzonia, visti i crimini ambientali commessi dalle altre nazioni.

Oltre alla foresta pluviale stessa, le più grandi vittime dello sfruttamento sono gli indigeni della regione. Rapporti di Indios trucidati dagli allevatori di bestiame e dai cercatori d'oro sono filtrati dalla giungla per decenni. Proposte del governo brasiliano di destinare ampie porzioni dell'Amazzonia esclusivamente agli Indios hanno incontrato resistenza e violenze.

Con il Brasile che sta ancora tentando di trovare la sua strada verso la democrazia, dopo decenni di dittatura, e con una economia continuamente allo sfascio, la maggiore attenzione della nazione resta centrata su altre questioni che non la preservazione dell'Amazzonia. Ma con un disboscamento di più di cento acri al giorno la situazione non potrà essere ignorata per sempre.

Problemi e Avvenimenti

Nel 1988, dopo che più di 6 000 incendi dolosi furono registrati in un solo giorno lungo la nuova strada che attraversa l'Amazzonia, il governo del Brasile ammise che lo sfruttamento della foresta pluviale era sfuggito di mano. Il Brasile era soggetto a crescenti critiche internazionali, riguardanti la sua politica ambientale, proprio nel momento in cui la sua economia era in difficoltà e gli investimenti stranieri gli erano enormemente necessari. Gli scienziati credono che la distruzione della foresta pluviale contribuisca a provocare il surriscaldamento del globo, chiamato "effetto serra", che potrebbe alla fine rendere il pianeta inabitabile.

Nel 1988 il governo iniziò a promulgare leggi per controllare, ma non per ridurre, lo sfruttamento dell'Amazzonia: sussidi per coloro che vi lavoravano, programmi di informazione e penalità per chi abbatteva la foresta senza permesso. Queste misure hanno incontrato una violenta resistenza. Francisco (Chico) Mendes, un ambientalista che fu ucciso dagli allevatori, resta un esempio di martire nella lotta per salvare l'Amazzonia. Numerosi agenti governativi, come altri capi degli ambientalisti brasiliani, sono stati uccisi. Oltre a essere distrutti dalla fame e dalle malattie portate dall'uomo bianco, le popolazioni indie sono soggette a violenze e uccisioni da parte di coloro che le ritengono un freno per lo sviluppo.

Quando entrò in carica, nel 1990, il Presidente Fernando Collor de Mello iniziò una politica tesa a proteggere la foresta pluviale. Egli organizzò incursioni militari che scacciarono migliaia di cercatori d'oro dalla terra che appartiene agli Indios.

Nel 1991 il governo brasiliano progredì nei suoi sforzi per la conservazione, aderendo a un patto "debito-per-natura", secondo il quale una grande parte del debito estero sarebbe stato cancellato se il Brasile avesse usato quel denaro per la protezione ambientale. Inoltre venne creata una enorme riserva, delle dimensioni dell'Indiana, per gli Yanomami, una delle ultime tribù veramente primitive del mondo. Più di settanta riserve furono create durante l'anno. Inoltre il Brasile iniziò a incoraggiare il turismo ambientalista e a commerciare i prodotti della foresta pluviale per aiutare la disastrosa economia della regione.

Chico Mendes sarebbe stato felice di sapere che nel 1992 il Brasile ha ospitato il vertice mondiale, il più grande raduno dei leader del mondo mai riunito. Il loro fine era quello di discutere i modi per salvare l'ambiente della foresta dai danni provocati dall'industrializzazione e dallo sviluppo incontrollato. Come capo dell'unione dei battitori della gomma del Brasile, Mendes aveva lavorato per preservare la grande foresta pluviale amazzonica, quando ancora non era di moda. Ciò pose Mendes sulla via di collisione con gli allevatori di bestiame della regione che, con i minatori, in questi recenti anni sono i principali fautori della distruzione su vasta scala della foresta pluviale. Nel 1988 gli allevatori uccisero Mendes. Cinque anni più tardi, nel febbraio 1993, gli assassini, condannati, misero in crisi il sistema giudiziario del Brasile, fuggendo di prigione e sparendo senza lasciare tracce: una nuova prova dell'esistenza di potenti forze determinate a sfruttare l'Amazzonia.

Quando Collor fu travolto dal grande scandalo per corruzione, nel 1992, gli allevatori e i minatori gioirono. Il nuovo presidente, Itamar Franco, concentrò i suoi sforzi per sistemare la debole economia del Brasile. Con l'inflazione in aumento, un enorme debito estero e un bilancio in crescente deficit la questione dell'Amazzonia passò in secondo piano.

Nell'agosto 1993 l'attenzione del Brasile e del mondo si rivolse nuovamente alla foresta pluviale, quando si venne a sapere che gli indiani Yanomami, nello stato rurale di Roraima, erano stati trucidati dai minatori. Il governo promise una giustizia veloce e i politici nazionali fecero il giro dei villaggi Yanomami distrutti dal fuoco. Più tardi, comunque, si seppe che le uccisioni si erano verificate proprio sui confini con il Venezuela. Nel frattempo venne rivelato che nessun processo era mai scaturito dalle 16 indagini della polizia per le stragi di Yanomami dal 1980. Anche se per gli Yanomami, più mortali delle violenze dei coloni sono state le malattie da questi importate. Più di 1500 Yanomami del Brasile sono morti per malattie, come la tubercolosi, introdotte nella regione dai bianchi.

A complicare il problema sta il fatto che molti brasiliani pensano che la pressione internazionale per preservare la foresta pluviale sia solo una scusa per permettere ad altre nazioni, come gli Stati Uniti, di sfruttare esse stesse il territorio. Molti generali dell'esercito hanno pubblicamente affermato che gli Stati Uniti e le altre nazioni cercano una scusa per invadere l'Amazzonia e mettono in pericolo la sovranità del Brasile.

Precedenti

Il governo militare che prese il potere nel 1964 decise una politica ufficiale per incoraggiare l'insediamento e lo sviluppo economico in Amazzonia. La Transamazzonica, completata nel 1973, faceva parte del grande progetto di colonizzazione della regione. I contadini furono attirati verso le zone selvagge da offerte di terre libere e i ricchi fecero fortune ancora maggiori sfruttandole. Nel 1979 migliaia di contadini ridotti alla miseria arrivarono in Amazzonia per trovare l'oro nella Serra Pelada. In pochi brevi anni più di 60 000 cercatori, usando rozzi attrezzi manuali, scavarono un enorme cratere per cercare una ricchezza immediata. Nel 1987 45 000 cercatori d'oro iniziarono a riversarsi nelle terre degli indiani Yanomami, una delle ultime tribù isolate del mondo. I minatori vennero scacciati dalla regione nel 1990, ma non prima che il 10% della tribù morisse a causa dell'invasione.

La foresta pluviale è un delicato equilibrio di migliaia di forme di vita: una volta distrutta non si rigenera nella sua precedente forma. La quasi totalità del territorio che è stato trasformato per l'agricoltura è produttivo solo per pochi anni, prima di dover essere abbandonato. Si calcola che ormai il 12% della totalità della foresta pluviale sia andata perduta.

Più di un terzo di tutti i prodotti farmaceutici sono ricavati da sostanze trovate in natura. Per gli scienziati, l'Amazzonia, con la sua incredibile varietà di piante e vita animale, è come una grande farmacia i cui contenuti stanno aspettando di essere scoperti. Un argomento comune usato dagli ambientalisti è che una pianta per la cura del cancro potrebbe crescere, proprio ora, nella foresta pluviale. Gli scienziati temono anche che il surriscaldamento del globo sarà accelerato dalla distruzione dell'Amazzonia, che molti chiamano "i polmoni della Terra". La sua vasta area di vegetazione è una delle maggiori fonti di ossigeno dell'atmosfera.