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Il carattere e le passioni
Chi è veramente il leader di Forza Italia, come vive l’uomo che vuole cambiare
il Paese? Abbiamo ripercorso la sua vicenda umana, dall’infanzia milanese al
liceo dei Padri Salesiani. E poi, l’università, il lavoro, le sfide e le
vittorie. Ma, soprattutto, vi raccontiamo gli affetti, le passioni, le amicizie,
gli amori di Silvio Berlusconi
Dal padre Luigi, milanese tutto d’un pezzo, di stampo antico, Silvio acquisisce
il senso del dovere, l’amore per il lavoro, la capacità di sacrificio, il
rispetto per la parola data. Papà Luigi e mamma Rosa gli trasmettono positività
e serenità. Ma l’infanzia del futuro Presidente è segnata dalla guerra. Una
tragedia immane che Silvio, come i suoi coetanei, non potrà mai dimenticare. E i
ricordi di quel periodo lontano nel tempo lo commuovono ancora oggi: “Facciamo
un po’ di conti: sono nato nel 1936 e avevo dunque sei anni quando la guerra
entrò, disastrosamente, nella nostra vita quotidiana. Poi arrivò il 1943, la
grande crisi, la caduta del fascismo, l’8 settembre, i tedeschi, la paura, i
bombardamenti. Mio padre era militare al momento della disfatta. I tedeschi
avevano iniziato la caccia al soldato italiano e lui si fece convincere da
alcuni suoi amici a riparare con loro in Svizzera. Fece la scelta giusta. Salvò
la sua vita e salvò il futuro di tutti noi. Per questa lontananza lui soffrì
molto, mia madre soffrì molto. Per me fu uno struggimento devastante, il chiodo
fisso dei miei pensieri: papà, il mio papà.
Mia madre si era trovata con due figli piccoli e il peso di due anziani: suo
padre e la mamma di mio padre, che manteneva con il proprio lavoro di segretaria
alla Pirelli a Milano. Tutti i giorni doveva arrivare in ufficio molto presto,
cosa che la costringeva ad alzarsi alle cinque per prendere la corriera che la
portava a Lomazzo, dove trovava il treno delle Ferrovie Nord per Piazzale
Cadorna, a Milano. Da lì a piedi fino alla Pirelli. Alla sera, cammino inverso,
nel buio. La sua vita era così: ogni giorno avanti e indietro su quella strada,
prima con la mia sorellina nella pancia, e poi di fretta alla sera per tornare
ad allattarla. E con un ricordo indimenticabile. Quello di vedersi un mitra
piantato sul petto e la quasi certezza di lasciarci la pelle. Accadde quando in
treno impedì ad un ufficiale delle SS di portar via una signora ebrea destinata
al campo di sterminio. Tutti erano paralizzati dalla paura, ma non mia madre.
Afferrò per il bavero l’ufficiale tedesco e si mise a gridare: «Vai via, dì che
non l’hai trovata e vattene di qui». Il tedesco incredulo le dette uno spintone
facendola cadere e le puntò addosso il fucile: «Zitta tu, o ti ammazzo». Ma lei
ebbe il fegato di continuare: «Guardati in giro: se mi spari, tu da questa
carrozza non scendi vivo». Allora quello si guardò intorno e vide tutte quelle
facce spaventate che erano diventate minacciose, che non si sentivano di
lasciare sola una donna con una grande pancia, piccola di corpo ma grande di
spirito, che metteva in gioco la sua vita per salvarne un’altra. Il tedesco
diventò paonazzo, strinse il dito sul grilletto, ebbe un attimo di esitazione e
poi se ne andò. Il treno ripartì, mia madre aveva vinto, ma la tensione, lo
spavento la stremarono e l’ultima parte della sua gravidanza ne risentì. Ma
seguitò a fare il suo dovere sia in ufficio che in casa. Mia madre non si è mai
vantata di quell’episodio. Lo raccontarono i suoi quotidiani compagni di
viaggio.
Ero orgoglioso di lei e avevo imparato che se si supera la paura, se si ha
coraggio, alla fine si vince”.
Iniziò in quei giorni una lunga e dolorosa attesa che durò sino alla primavera
del 1945. Sino al giorno del ritorno.
“ Quando la guerra finì”, ricorda Berlusconi, “e cominciarono a tornare tutti
quei padri, zii e fratelli che si erano sottratti ai rastrellamenti tedeschi e
alla deportazione in un campo di lavoro o nei lager, per me iniziò invece un
altro periodo d’apprensione e di attesa. Andavo ogni giorno ad aspettare il
trenino che veniva da Como. Lì arrivavano i rifugiati che tornavano dalla
Svizzera. Tornavano in tanti, ma non mio padre. Per un mese ci andai tutti i
giorni. Mi arrampicavo su un paracarro che era il mio posto d’osservazione. Poi,
dopo tante attese a vuoto, cominciai a stare più lontano. No, non era soltanto
pudore, era delusione, era dolore. Volevo poter piangere senza dare a nessuno lo
spettacolo delle mie lacrime. Perché il treno se ne andava via e mio padre non
c’era. Poi un giorno arrivò. Lo riconobbi da lontano, ebbi un tonfo al cuore, mi
scattarono le gambe e con una corsa sfrenata piombai tra le sue braccia. Molti
altri bambini non rividero più il loro padre e io fui fortunato. Quel momento mi
è rimasto nella memoria come quello più straziante e più felice della mia vita”.
Con la fine della guerra, la serenità torna nella famiglia finalmente riunita.
Finite le elementari, Silvio frequenta la scuola media e il ginnasio dai
Salesiani di via Copernico. È una scuola impegnativa, dove si studia sodo. Il
giovane Berlusconi fa i conti con i ferrei regolamenti salesiani: sveglia alla
sette, colazione, messa, lezioni, compiti, studio. Unica distrazione concessa da
mamma e papà, un film il sabato pomeriggio. Ma dove trovare i soldi? Silvio è
intraprendente. L’ostacolo si può aggirare. Diventa assistente dell’operatore
del cinema vicino a casa.
Intraprendente, a volte cocciuto, comunque carismatico: in classe e in oratorio
è il capo. E dimostra anche un preciso senso pratico: sbriga i compiti prima
degli altri, poi aiuta i compagni più lenti o meno studiosi. In cambio di
qualche spicciolo. Ma se il compagno non strappa almeno il sei meno, lui
restituisce il compenso. Insomma, una specie di “soddisfatto o rimborsato” ante
litteram. Dirà più tardi Silvio Berlusconi, ormai padre di cinque figli: “Non si
ottiene nulla senza applicazione e senza sacrifici”.
Dopo la maturità classica il giovane Berlusconi comunica a papà Luigi che gli
studi all’Università vuole pagarseli da solo. Come? Con Fedele Confalonieri,
destinato a diventare l’amico di una vita, organizza un complesso musicale, “I
quattro doctores”.
Si esibiscono nei ritrovi studenteschi, alle feste universitarie e private. “Ma
mai nei night-club – ricorda Berlusconi con un sorriso – perché eravamo ragazzi
di buona famiglia”.
IL TEMPO DELLA NUOVA GENERAZIONE
Milano. Silvio Berlusconi, una mattina, passa davanti alla Stazione Centrale. Lo
attende l’imprevisto. Si chiama Carla Dell’Oglio. Sta aspettando l’autobus.
Improvvisamente Silvio dimentica tutto. Si presenta, scherza, si offre di
accompagnarla a casa. Lei tergiversa e infine accetta. Si sposeranno il 6 marzo
1965. Il 10 marzo 1966 nasce Maria Elvira, detta Marina; due anni dopo, il 28
marzo 1968, arriva Pier Silvio, subito soprannominato Dudi. I due ragazzi
crescono felici a Milano, nella casa di via San Giminiano, e poi ad Arcore. Il
padre sta diventando rapidamente un personaggio pubblico, un imprenditore di
successo. Ma la vita della famiglia non cambia, a Silvio non piace ostentare,
vuole che i suoi ragazzi crescano come tutti i loro coetanei e, soprattutto,
lontani da ogni clamore.
Racconta Pier Silvio: “Papà anche quando veniva a casa per rilassarsi, era
sempre a nostra disposizione e il suo tempo libero lo impegnava a farci
divertire: ci raccontava indovinelli, storie, faceva l'imitazione del vecchietto
del West ...”.
La vita professionale di Berlusconi si fa sempre più fitta di impegni, giornate
e notti dedicate al lavoro. La famiglia è serena, ma qualcosa nel rapporto con
Carla cambia agli inizi degli anni Ottanta. L’amore si trasforma in sincera
amicizia. Silvio e Carla, di comune accordo, decidono di continuare la loro vita
seguendo ognuno le proprie aspirazioni. Ma molte cose continuano a unirli;
innanzitutto, Marina e Dudi.
La vita continua. Una sera Berlusconi, al Teatro Manzoni di Milano, vede
recitare Veronica Lario. È subito amore. Qualche anno dopo si sposano e nascono
Barbara (1984), Eleonora (1986) e Luigi (1988) che porta il nome del nonno.
Il tempo passa... Marina, la figlia primogenita, 34 anni, è ora vicepresidente
della Fininvest, mentre Piersilvio, 31 anni, è vicepresidente di Mediaset e
numero uno di Rti, la società che controlla le attività televisive.
Marina è una delle donne-manager più ammirate d’Italia. Ama vestirsi in modo
classico e discreto. Ha ereditato dal papà la stessa passione per il lavoro.
Alla scrivania resta anche dodici ore al giorno.
Pier Silvio, che dopo un terribile incidente stradale alle Bermuda si è
ricostruito con lo sport uno straordinario fisico da atleta, è il responsabile
di tutte le produzioni e di tutti i palinsesti di Canale 5, Italia 1 e
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Curiosità scientifiche
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